La bellezza è nel cervello di chi la guarda

La bellezza è nel cervello di chi la guarda

7 ott, 2011

Se, per esempio, ci piace un’opera d’arte si “accende” sempre la corteccia cerebrale orbito-frontale
Quella che fino ad oggi era una massima del filosofo David Hume, oggi grazie agli studi di Semir Zeki, neurobiologo dell’University College di Londra che da anni cerca di rispondere a domande fondamentali sull’essenza umana servendosi degli strumenti della scienza, si scopre che è davvero così: la bellezza è tutta negli occhi di chi guarda e il nostro cervello possiede un concetto astratto di bellezza; ciò che riteniamo bello e quindi ci suscita un’emozione forte, a prescindere dalla sua natura, attiva sempre la stessa area cerebrale – spiega Zeki, che ha fondato e dirige l’Istituto di Neuroestetica di Londra per interrogarsi sulle basi biologiche della bellezza, dell’amore, della creatività e viene considerato ormai una sorta di “filosofo con il camice”
Spesso ci chiediamo che cosa possa essere considerato bello nell’arte: lo sono le tele bianche e vuote? Lo sono le installazioni incomprensibili o certe performance che lasciano allibiti gli spettatori? Zeki pare avere una risposta anche a questi quesiti: «Un quadro di Francis Bacon può avere enormi meriti artistici ma non essere “bello”– dice il neuroscienziato –. Praticamente tutto può essere considerato arte, ma l’arte davvero bella è solo quella che accende la corteccia orbito-frontale». Bisognerebbe allora munirsi di una risonanza magnetica e fare un giro alle mostre d’arte contemporanea: forse avremmo qualche sorpresa.