22 lug, 2011
Bracciali, anelli, soldi. Ma anche chiavi e addirittura portafogli e macchine fotografiche. Le spiagge del nostro Paese si trasformano spesso in vere e proprie isole del tesoro. Sarà per questo che non è raro vedere la mattina molto presto o la sera, poco prima del tramonto, persone che ‘passeggiano’ in riva al mare alla ricerca di oggetti smarriti. Con tanto di metal detector.
All’attività di metal detecting in ogni caso sono dedicati libri, siti internet, riviste e forum. Per qualcuno è una passione, per altri è quasi un lavoro.
Ma la legge cosa prevede? Chiunque può andare su una spiaggia e ripulirla? In realta’ in Italia non esiste una legislazione in cui compaia la parola ‘metal detector’. La ricerca archeologica e’ vietata su tutto il territorio nazionale salvo autorizzazione della Sovraintendenza. Tutti gli oggetti rinvenuti con il metal detector in zone non soggette a vincolo e in ricerche non archeologiche devono essere denunciati entro 24 ore alle autorità competenti e chi le trova deve provvedere alla conservazione temporanea di esse, lasciandole nelle condizioni e nel luogo in cui sono state rinvenute.
Per la spiaggia, bene demaniale, il discorso è diverso. Secondo l’articolo 927 del Codice civile chi trova una cosa mobile deve restituirla al proprietario e, se non lo conosce, deve consegnarla senza ritardo all’ufficio preposto a tale scopo o rivolgersi al posto di polizia più vicino, indicando le circostanze del ritrovamento. Trascorso un anno, se nessuno lo chiede indietro appartiene a chi l’ha trovato. E secondo l’articolo 930 il proprietario dell’oggetto in questione deve pagare a titolo di premio al ritrovatore, se questi lo richiede, il decimo della somma o del prezzo della cosa ritrovata.